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Incontro Enric Badìa Romero un pomeriggio di maggio del 2003, sulla soglia della sua abitazione di Barcellona, dopo un anno di corrispondenza e di collaborazione che ci hanno materialmente fruttato le illustrazioni di Wayne di Uchronia. Una forte stretta di mano e sono seduto a tu per tu col maestro del fumetto che, professionalmente, conosco da quindici anni. Gli chiedo subito di Axa. In un’intervista rilasciata a una rivista spagnola, aveva espresso che proprio Axa era stata l’illusione della sua vita. Gli domando il perché di quella affermazione (in realtà, ignoro che l’illusion spagnolo è sinonimo di sogno più che di utopia). Mentre mi racconta le sue esperienze professionali, chiede se mi disturba il fumo della pipa. Al contrario, è un piacere. Le sue vignette, spedite alla redazione sempre ben avvolte in una pellicola protettiva, sprigionano l’essenza del tabacco aromatico. Una passione, questa per la pipa, ereditata dal padre. E quella per il disegno? Era il 24 di aprile del 1930, quando atterrai sul nostro pianeta. Non posso ricordarlo con certezza, ma sono quasi sicuro che giunsi avvolto nella carta da disegno e con le mani ricche di matite e pennelli. Stando ai miei genitori, da piccolo non diedi loro alcun problema, dato che passavo ore intere scarabocchiando quanto era in mio potere. Lamento di non avere conservato nessuna di quelle opere astratte! A nove anni vince il primo premio di un concorso di disegno indetto nella propria scuola. È il primo successo, e lo incoraggerà a studiare e a spennellare molto altro inchiostro ancora. Come ogni autodidatta di quei tempi, la cosa migliore era copiare i maestri del fumetto. Ero ancora molto lontano dal plasmare figure reali, così feci pratica coi |